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Colpo di genio - Il brevetto di William Shroyer - STEP #21

Col brevetto numero 1.499.128, depositato presso l'Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti nel giugno 1924, William Shroyer presentò una serie di diagrammi dettagliati, accompagnati da un'accurata descrizione di quella che fu la sua innovazione portata nel mondo del baseball. Una mazza in metallo, che avrebbe fornito la leggerezza, la flessibilità e la resilienza dell'attuale costruzione in legno, cercando però di evitare quei di fenomeni di frammentazione o macerazione tipici di tale materiale. Shroyer mostrò nei suoi schemi di brevetto anche un'apertura filettata innescata nella testa della mazza,  che dava la possibilità al battitore di usufruire di una mazza più pesante semplicemente inserendovi un peso aggiuntivo al suo interno. 

"The main object of the invention is to provide an all-metal base-ball bat that will have the essential qualities of wood bats, as lightness, spring, or resiliency and balance, which are qualities of wood ball bats of approved construction."

Per leggere l'intero brevetto consultare Google Patents

Il personaggio - Samuel Colt - STEP #16

La Colt Paterson, il primo modello di revolver.
 Il grilletto diventava visibile solo dopo l'arretramento del cane
Samuel Colt (1812-1862), nato nel Connecticut, rimase orfano in giovane età di madre e padre. Grande appassionato di armi, mentre lavorava in un' industria bellica a New Haven, ideò, appena ventenne, un nuovo tipo di pistola. Nel 1836 ottenne così il brevetto della rivoltella, chiamata anche "revolver" o "pistola a tamburo". Si trattava di una pistola a rotazione ad avancarica del tamburo, che si ispirava alle già esistenti pepperbox, ma il cui fascio di canne era ridotto ad un unico cilindro rotante attorno al proprio asse. La rivoltella era un'arma rivoluzionaria in quanto poteva sparare a ripetizione, quindi si riducevano i tempi di ricarica e di conseguenza la "vulnerabilità" del possessore. Con il denaro accumulato dall'invenzione Colt aprì dapprima un'officina dove sviluppò la Colt Paterson, e successivamente divenne il capo della Colt's Manufactoring Company. Oltre ad essere un inventore ingegnoso, Colt fu anche un grande imprenditore, dato che fu il primo ad introdurre il sistema della produzione in serie di armi in una fabbrica bellica. L'azienda esiste ancora ai giorni nostri, e da allora è in stretta collaborazione con il governo statunitense. Collaborò anche con Giuseppe Garibaldi, donandogli 100 armi da fuoco in occasione della sua Spedizione dei Mille.
(link di riferimento inclusi nel testo)


Colt Single Action Army


Carabina Winchester

L'evento - XX secolo - Il carro armato -STEP #15

Il FIAT 3000 italiano
Il Big Mother, il primo prototipo 

Eccoci dunque arrivati al Novecento, il secolo delle due guerre mondiali. Tipologie di conflitto inedite prima d'ora, non solo per la portata "globale" di coloro che vi hanno partecipato, ma anche per le grandi innovazioni in ambito militare, che per la prima volta si aprono anche al cielo aperto. E in terra invece? In terra vediamo la comparsa di mezzi spaventosi e distruttivi: i carri armati. Veicoli resistenti, rivestiti di una corazza rigida per resistere al fuoco nemico, di cingoli per la trazione meccanica, ma soprattutto di un cannone per colpire a grande potenza. La data in questione legata ai carri armati è il 16 gennaio 1916.  In piena Prima Guerra Mondiale l'esercito britannico presentò, a seguito di vari studi e esperimenti incentivati da Winston Churchill, il Big Mother, il primo prototipo di carro armato.  Si trattava di un veicolo di forma romboidale dotato di cingoli, di una corazza spessa 1 cm, due mitragliatrici ai lati ed infine un cannone da 6 libbre. I cento pezzi prodotti sulla base di questo prototipo, si rivelarono tuttavia un grosso fallimento: l'artiglierà tedesca riesce infatti ad annientarli perforando la corazza, rivelatasi eccessivamente sottile. Tuttavia, la novità introdotta dagli inglesi, desta l'attenzione mondiale: gli altri grandi eserciti europei si mobilitano al fine di introdurre versioni sempre più potenziate. Anche la Fiat Ansaldo italiana produrrà, due anni dopo, il proprio modello, il FIAT 3000.

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L'evento - XIX secolo - La torpediniera - Step #14

La torpediniera Ariete, utilizzata dalla Marina Regia
italiana 
nella Seconda Guerra Mondiale 
Un modellino di torpediniera
Il 16 gennaio 1887 è la data in cui è attestato ufficialmente il primo siluro lanciato da una torpediniera. Il colpo fu sferrato durante la guerra russo-turca per ordine dell'ammiraglio russo Stepan Osipovich Makarov. Si trattava di particolare razzi autopropulsi ideati da Robert Whitehead.  La torpediniera (TP) è genericamente una nave progettata appositamente per il conflitto armato marittimo e per l'epoca rappresentò una grossa novità, dal momento che, vista la sua leggerezza, velocità e agilità, si differenziava dalle mastodontiche navi corazzate, le quali risultavano essere molto lente in battaglia ma soprattutto molto costose, tanto che solo alcuni paesi al mondo potevano stare al passo coi costi di produzione. Le torpediniere erano sì meno resistenti, ma allo stesso tempo più efficaci nel colpi, la cui velocità variava dai 37 ai 56 km/h. Il vantaggio dal punto di vista economico legato alla torpediniera fece sì che nel XIX secolo vi fosse un'elevata produzione in molti paesi del mondo di tali navi, utilizzate nelle battaglie marittime in attacchi di massa. Un esercito di torpediniere sfidava in tal modo la nave corazzata, che se affondata, a differenza delle prime costituiva un grossa perdita per la marina del rispettivo paese.
Alimentate a vapore, potevano essere lunghe dai 30 ai 50 metri, equipaggiate esclusivamente di tre lanciasiluri più cannoni di piccola taglia. Esse vennero ben presto rimpiazzate però da un' altra tipologia di nave da guerra, il cacciatorpediniere, di dimensione maggiore, tanto da arrivare anche ai 100 metri di lunghezza. Esso poteva ospitare cannoni più pesanti e di maggiore portata, pur conservando quella rapidità di movimento che caratterizzava la torpediniera.

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L'evento - XVIII secolo - Il razzo Mysore - STEP #13

Un soldato indiano attiva il razzo
L'effetto devastante del razzo sull'esercito britannico.
Il 10 settembre 1780, durante la guerra anglo-mysore, il sovrano indiano di Mysore Hyder Ali fu il primo ad introdurre sul campo di battaglia di Pollilur, e ad utilizzare con particolare successo, il primo razzo balistico con carcassa in ferro contro la Compagnia britannica delle Indie Orientali. Il colpo provocato da tale razzo fu sorprendentemente distruttivo: non solo uccise un gran numero di nemici, ma provocò l'esplosione dell'artiglieria avversa, provocando la sconfitta inglese. Questi missili contenevano spade appuntite, raggiungevano notevoli altezze e compivano traiettorie molto lunghe. Il razzo era costituito da un tubo di ferro lungo 20 cm dal diametro variabile, in cui avveniva la combustione del propellente, e da una canna di bambù, più lunga, che serrava il tubo da un lato. La tecnica di lancio del razzo ad una determinata distanza era legata a solide regole geometriche, legate al diametro del tubo e all'angolo che esso formava con il suolo. Gli inglesi, una volta aver trionfato in guerra, portarono le tecniche locali in madrepatria e da queste ne trassero un razzo notevolmente rinnovato e potenziato, il razzo Congreve, che fu poi usato anche nelle guerre napoleoniche. 

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Le armi che hanno cambiato la seconda guerra mondiale - Marco Lucchetti
Razzo Mysore (Wikipedia)

Colpo a scoppio - STEP #12

Nel post dedicato alle armi nel mondo antico avevamo visto come sfruttando l'energia elastica si potesse sferrare un colpo ad alta potenza. Nel XIII secolo il mondo occidentale conobbe una tecnologia ancor più avanzata, quella delle armi da fuoco. In realtà, per quanto innovativa, la polvere da sparo (composizione di salnitro, zolfo e carbonio) è un' invenzione molto antica, risalente all' epoca della dinastia cinese Song, impegnata nella guerra contro i mongoli nella costruzione di prototipi di quelle che sarebbe state le armi da fuoco moderne. Tra queste, la prima da considerare è il cannone, chiamato inizialmente bombarda, che comparve nel mondo musulmano e da lì a poco in Europa, verso il 1300. La supremazia iniziale del mondo musulmano rispetto a quello europeo a livello di armi era dovuta alla mancanza di una metallurgia sviluppata del secondo. Non è possibile inizialmente infatti costruire fusti resistenti e precisi. Stando alle testimonianze dello storico Juan de Mariana, l'Europa vide per la prima volta l'utilizzo del cannone a seguito della presa di Algeciras del 1344 da parte dei musulmani.






La bombarda era inizialmente costruita con verghe di ferro battuto a forma di prisma e poi saldate e rinforzate con cerchi di ferro cui si dava la forma cilindrica saldandone poi gli orli. Successivamente fu realizzata in colata di ferro e poi in bronzo e altre leghe metalliche. (Wikipedia)

Ovviamente, per guerre di movimento l'utilizzo di cannoni richiedeva tempi di trasporto e di azione piuttosto lunghi, per questo, sempre con la stesso principio, furono realizzati armi portatili, fra queste va menzionato lo schioppo, sostituito nel Cinquecento dall'archibugio. In Europa tale trasformazione avvenne lentamente visti i costi onerosi di tali pezzi d'artiglieria.



In inglese hand cannon, lo schioppo, invenzione cinese era una bombarda ridotta annessa ad un'asta di legno dotata di sistema ad avancarica. Per azionarla bisognava inserire la polvere, pressarla dopodiché inserire la palla; a questo punto inserendo un fiammifero nel focone (foro apposito), il colpo partiva.




Alcuni esempi di archibugio, comparso negli eserciti a partire dal 1500. Come lo schioppo, era dotato di sistema ad avancarica. Si accendeva grazie ad un matchlock (otturatore a miccia). Tale caratteristica obbligava i soldati a recare con sé micce sempre accese.



Informazioni tratte da:

Colpi primordiali - Step #8 pt.2

Col passare degli anni l'uomo ha sviluppato migliaia di utensili sempre più sofisticati,  ciascuno dei quali dotato di una determinata caratteristica e applicabile ad uno uso specifico. Con la pala si scava, con ago e filo si cuce, col martello si batte, col coltello si taglia e così via. Dapprima che i settori tecnologici si scindessero e che ognuno assumesse i propri utensili, va considerato che tutto nacque dai colpi di una semplice pietra lavorata, la Chopper, atta a svolgere più lavori. 


Alcuni esempi di Chopper rinvenuti
La Chopper è considerata il primo attrezzo della storia dell'uomo. Siamo nel Paleolitico, nell'era dell'Homo habilis, ovvero circa due milioni di anni fa.
Colpendo una pietra con un'altra si ricavavano oggetti dalla punta tagliente, utilizzati non solo come armi per colpire le bestie feroci, ma anche per scavare o tagliare la carne.

L'evoluzione portò a rendere la pietra Chopper (cioè "che taglia"), sempre più modellata fino ad assumere una forma a mandorla. Tale pietra è nominata  "bifacciale" o "amigdala", e risale a 750.000 anni fa. Di queste se ne riconoscono una versione più grezza, avente la funzione di scavare, e una più lavorata, quindi più tagliente, per colpire la preda.

(link di riferimento inclusi nel testo)
Bifacciale di selce




Colpire nell'antichità - Tecnologia bellica - STEP #8

Nel lungo processo di evoluzione della tecnica, tra le varie innovazioni introdotte nel corso del tempo, alcune delle più ingegnose e determinanti (e, ahimé, sanguinarie) appartengono all'arte della guerra. Se consideriamo la società antica, incentrata prevalentemente sulla guerra, l'ingegneria bellica è dunque fondamentale.


L'invenzione chiave in campo militare risale all'epoca di Filippo di Macedonia, quando si trovò un modo particolare di sfruttare diligentemente l'energia elastica: nacque la catapulta, che permetteva di lanciare oggetti sfruttando l'elasticità di un arco flessibile, sostituito poi da due molle di torsione.

La ballista (o catapulta) divenne un' arma di grosse dimensioni (6-7m) capace di scagliare massi fino a 26 kg. Fondamentale nel funzionamento erano il verricello e un arpionismo di fermo, oltre ad un sistema di sgancio automatico.
Una riproduzione digitale della cheiroballistra

A Roma nacque la cheiroballistra (a destra), atta a lanciare dardi con estrema precisione. In essa la mira veniva regolata da sistemi a cremagliera oltre a un agile dipositivo di brandeggio; l'energia era accumulata grazie a due balestre a flessione e due molle di torsione.                                     

                                                    
Importanti informazioni sulle tecniche antiche di guerra provengono però dall'antica Roma, con scritti che suscitarono grande interesse anche nel Medioevo. Importante fu il contributo di Marco Vitruvio Pollione, che nel suo grande trattato de architectura concluse con la descrizione di numerosi marchingegni, tra cui alcuni di questi bellici.
A quest'ultimo va aggiunto Sesto Giulio Frontino, che in Stratagemata (commentario dell'opera perduta De Re Militari), descrisse come approcciarsi ad un combattimento.
Più distante temporalmente dai precedenti, il funzionario Publio Vegezio Renato, nel suo trattato Epitoma Istitutionun Rei Militaris, parlò di reclutamento, istruzione militare, legione, strategia e arte dell'assedio. 



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In un colpo solo - Davide e Golia - STEP #6

In molti sanno della vicenda di Davide e Golia. Questa storia della Bibbia è stata usata in innumerevoli situazioni sportive per indicare quel raro caso in cui il gran favorito crolla sotto i colpi dell’umile avversario. Ma da dove viene la storia originale? Dal primo libro del profeta Samuele (Antico Testamento), in cui si racconta la storia del più giovane dei figli di Iesse che affronta e uccide in un sol colpo il nemico numero uno del popolo israelita: il gigante filisteo Golia.

Davide e Golia, Caravaggio


Siamo nel 1000 a.C ca.. Golia per 40 giorni provoca l’esercito israelita di re Saul sfidando uno per volta i soldati, ma ognuno di questi puntualmente scappa terrorizzato,  finchè non si fa avanti Davide, un umile pastorello
. Guidato da una sorprendente audacia e dalla fiducia che egli ripone in Dio, sfida il gigante di tre metri rifiutando di utilizzare addirittura le adeguate armi. Così, scaraventa un colpo di fionda sulla testa del gigante tale da ucciderlo. Il pastore porta in seguito la testa in trionfo a Gerusalemme.


La morale religiosa legata alla vicenda è che la prepotenza e la malvagità non possono nulla contro una buona dose di fede e audacia.

"49. Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. 50 Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e uccise, benché Davide non avesse spada. 51 Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga." (1Samuele 17, 49-51)

Colpo di scena nella storia di "colpo" - La storia del giovane Opro e del suo maestro Colafo - STEP #2


Se hai letto il post precedente, saprai che il termine "colpo" trova le sue origini nel termine latino "colaphus", il quale a sua volta discende dal greco "kolaphos". Quello che mi accingo a raccontare è un breve racconto, da cui mi piace dire sia stato coniato il suddetto termine. La storia è liberamente tratta dalla commedia di Epicarmo "Il Rustico" di cui restano solo frammenti disparati. Al commediografo è infatti attribuita la figura di Colafo, che compare nel testo, oltre alla presenza di un padre e di un figlio provenienti dal mondo agreste. I restanti elementi della trama sono solo frutto della fantasia.


Siracusa, V secolo a.C. In una campagna siracusana, locus amoenus in cui regnavano la pace e la tranquillità, il cui verde era trafficato dai pascoli di greggi di pecore e di bovini; dove gli adulti portavano avanti con cura e dedizioni i propri terreni, e quelli in tenera età si divertivano.
Era un posto ai limiti del surreale in cui la vita si rinnovava di generazione in generazione senza che nessuno si facesse alcune domande. I genitori tramandavano ai propri figli il culto per le divinità del raccolto insieme alle tecniche lavorative. Lì si viveva felici, puri, e incontaminati dai vizi e dal caos delle città.

Proprio in questa rustica realtà vivevano Opro e suo padre Villico. Entrambi avevano subìto la perdita della rispettiva madre e moglie, venuta a mancare nel momento in cui dava alla luce il piccolo Opro. Nonostante la tragica perdita, il ragazzo era venuto su nel migliore dei modi. Aveva ereditato in pieno i valori che il genitore gli aveva inculcato: l'operosità, l'amore per il luogo in cui viveva e per il lavoro che svolgeva,  l'onestà verso il prossimo. Insomma, Opro era davvero un ragazzo esemplare.
Anche Villico era eternamente grato agli dei per il figlio d'oro che gli avevano regalato.

Ma nonostante la gigante dedizione che Opro metteva nell'aiutarlo, la sua prontezza nell'obbedirgli e il suo grande cuore, l'uomo pensava che al suo pargolo mancasse qualcosa per migliorare la persona che era: una cultura. Insomma, Opro era già perfetto, ma egli credeva che restare chiuso nella quotidianità del mondo campagnola per sempre alla fine gli avrebbe nuociuto. Spesso gli giungevano  
notizie di grandi persone amate e rispettate dal popolo. Voleva dunque che la buona volontà del figlio potesse essere applicate in qualche campo in modo tale da farlo diventare "un grande". E' per questo che Villico fece trasferire il figlio in città dove fu affidato alla prima persona che egli ritenne idonea, il maestro Colafo. Villico non sapeva nulla di lui, ma per quanto maestro non poteva fare altro che migliorarlo.

 La verità, era un'altra: Villico era ignaro del fatto che Colafo fosse conosciuto per essere un maestro aggressivo che non esitava ad usare le mani; il suo fare manesco era abbastanza noto in città.  Più che un educatore, sarebbe più corretto definirlo un domatore o aizzatore. Puntava a far in modo che nella sua scuola non si formassero ragazzi che egli definiva "banali" o "burattini", ovvero imbevuti di quell' etica falsa, ipocrita e meschina come lui la definiva: voleva dare vita ad una generazione di ragazzi rivoltosi pronta a dar fuoco al mondo preesistente e portare in auge valori animaleschi, bellici, crudi. Ogni volta che un ragazzo non era conforme al modello che egli aveva in testa, veniva prontamente colpito alla testa, perché  era lì che doveva avvenire la svolta psicologica: tutta una questione di testa. Dopo un anno di lavaggio di cervello, arrivò il fatidico momento in cui Opro rivide suo padre: inutile dire che Villico non ci mise più di qualche secondo per capire che il suo primogenito non era più la stessa persona, era piuttosto diventato un mostro.


 I litigi nella loro umile dimora abbondavano, due mentalità diverse si torturavano a vicenda in un continuo battibecco. Villico prese ben presto una ferma decisione : vietò al figlio di frequentare Colafo. Pensò inoltre che farlo tornare a lavorare duramente avrebbe ripristinato il buon vecchio Opro. In un primo momento sembrò  andar tutto bene, finché Opro, impegnato nel lavoro, risentì in mente tutte le parole, e risentì sulle ossa il dolore dei colpi del suo maestro. A quanto pare gli erano rimaste ben impressi. "Nessuno scrupolo","Abbatti il sistema","Ribellati" tuonavano nella mente del ragazzo. Così Opro, in un raptus di follia, colpì a morte il padre. In quel momento si sentì come sollevato da un macigno. Ritornò immediatamente dal suo mentore.


Quelle che in un primo momento sembravano solo lezioni di vita, divennero azioni. La classe di Colafo divenne un'associazione a delinquere. I ragazzi agivano di nascosto colpendo gli abitanti della città, diventando l'incubo dei siracusani. Essi sentivano nei propri cuori di agire secondo nobili ideali, inconsapevoli del male che creavano. Il tutto si portò avanti finché si scoprì che alla base dell'atteggiamento rivoltoso dei ragazzi vi era Colafo, che fu condannato a morte. Il colpo alla testa con cui Colafo educava gli studenti, che si tramutò poi nell'azione criminale della banda rimase sulla bocca dei siracusani tanto da definire il pugno o schiaffo "kolaphos"(Colafo). Il termine si diffuse in Europa e, amalgamato ad altre influenze, è passato a noi in eredità come "colpo".


Colpo di coda - The End - STEP #25

Quello che state leggendo è difatti l'ultimo post del mio blog. Step by step siamo infatti giunti alla fine di questo percorso che mi ha...